Quelle frasi che mi riconcilieranno (forse) con un brutto libro

Villa neovittoriana, il tè servito all’aperto sotto un platano cresciuto nel bel mezzo di un campo da tennis! L’immagine è tanto più sorprendente in quanto, intorno al platano, il campo di terra battuta continua a esser curato all’antica, bagnato, spianato col rullo, le linee scrupolosamente tracciate con la calce, come se niente fosse. Bere il tè sotto quell’albero significa prendere posto in carne e ossa in un quadro di Magritte.

Certi cambiamenti del corpo mi fanno pensare a quelle vie che percorri da anni. Un bel giorno un negozio chiude, l’insegna è scomparsa, il locale è vuoto c’è un cartello affittasi, e ti domandi cosa c’era prima, cioè la settimana scorsa.

Del diletto di grattarsi. Non solo per l’impennata orgasmica che si conclude con l’apoteosi del sollievo, ma soprattutto per il piacere di trovare, con millimetrica precisione, il punto esatto dove si sente il prurito. Anche questo è “conoscersi”. Difficilissimo indicare con esattezza all’altro dove grattarti. In questo l’altro delude sempre. Come spesso accade, non coglie il punto.

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Questa notte, un anno fa.

Questa notte, un anno fa.

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Certe volte basta sentire da una finestra aperta le note di “Quella che non sei” per sentirsi, se non parte di qualcosa, come minimo meno soli.

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Brothers

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Muovere l’economia

Qui ho comprato verbene, gerani, lavanda e ‘amici del sole’.
Non so chi e per quanto resisterà alle mie amorevoli cure e, soprattutto, a quelle del gatto.

Ho visto almeno due vestiti e altrettante paia di scarpe e sandali che avrei acquistato volentieri, ma per fortuna (del mio portafogli) c’è ancora qualche negozio che la domenica rispetta il riposo.
Magari domani compro uno dei due vestiti, prima che arrivi il preventivo dell’idraulico per sistemare il bagno.

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Il tè nel deserto: Eccezione alla regola

http://pyperita.blogspot.it/2013/04/eccezione-alla-regola.html?showComment=1367958310006#c6179388158073143859

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3 giorni in poche righe

Mal di gambe (avete mai camminato su terreni allagati con gli stivali alla coscia?), sonno, stanchezza fisica.
Sonno.
Il piede incastrato nella melma, lo stivale che si riempie d’acqua e risucchia di sotto. Fango dappertutto. Un lampo di paura, poi la risata. Pensavo di averne già viste abbastanza, di essere vecchia per il battesimo dell’acqua, invece l’acqua ti frega.
Asciugarsi e cambiarsi, per fortuna non fa freddo, per stavolta non mi ammalo.
Modi di dire toscani, bolzanini, lombardi, una specie di divertente gramelot.
L’amica che non sapevi ci fosse e sei felice di vedere, quello che se non ci fosse stato, meglio per tutti.
Il pranzo e la cena del 1 maggio (se pensate che il biologo di campo sia uno che va avanti a panini, non ne sapete niente).
I giri di notte, le sveglie all’alba. Sonno.
I tesisti e i tirocinanti che mi portano indietro di vent’anni.
Sonno.
Le specie mai viste, quelle riviste che mi sorprendono per tutte le cose che non avevo notato prima. Il biancone e il falco di palude. Il chiurlo e i corrieri. I piovanelli e i piro piro boscherecci. E tutti gli altri.
E quell’avocetta di ieri mattina, indimenticabile, proprio prima di partire.

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