Villa neovittoriana, il tè servito all’aperto sotto un platano cresciuto nel bel mezzo di un campo da tennis! L’immagine è tanto più sorprendente in quanto, intorno al platano, il campo di terra battuta continua a esser curato all’antica, bagnato, spianato col rullo, le linee scrupolosamente tracciate con la calce, come se niente fosse. Bere il tè sotto quell’albero significa prendere posto in carne e ossa in un quadro di Magritte.
Certi cambiamenti del corpo mi fanno pensare a quelle vie che percorri da anni. Un bel giorno un negozio chiude, l’insegna è scomparsa, il locale è vuoto c’è un cartello affittasi, e ti domandi cosa c’era prima, cioè la settimana scorsa.
Del diletto di grattarsi. Non solo per l’impennata orgasmica che si conclude con l’apoteosi del sollievo, ma soprattutto per il piacere di trovare, con millimetrica precisione, il punto esatto dove si sente il prurito. Anche questo è “conoscersi”. Difficilissimo indicare con esattezza all’altro dove grattarti. In questo l’altro delude sempre. Come spesso accade, non coglie il punto.




