A proposito del riso

Mentre ieri ascoltavo e leggevo tante parole, molte a vanvera, cercando una risposta, o almeno un’ipotesi di risposta, alla domanda perché ci odiano?, mentre mi interrogavo sulla sproporzione fra quelli che disegnano e quelli col kalashnikov, mi è venuto in mente padre Jorge.
Padre Jorge è il frate che ne Il nome della rosa nascondeva nella biblioteca del monastero l’unica copia di un testo di Aristotele sul riso, ne vietava la lettura a tutti tranne che a se stesso. Padre Jorge era cieco, il libro glielo leggevano altri frati, che uno alla volta poi morivano.
A Guglielmo che gli chiede “Ma che cosa ti ha spaventato in questo discorso sul riso? Non elimini il riso eliminando questo libro”, padre Jorge risponde:

“Il riso è la debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carne. È il sollazzo per il contadino, la licenza per l’avvinazzato, anche la chiesa nella sua saggezza ha concesso il momento della festa, del carnevale, della fiera, questa polluzione diurna che scarica gli umori e trattiene da altri desideri e da altre ambizioni… ma così il riso rimane cosa vile, difesa per i semplici (…) Ma qui, qui si ribalta la funzione del riso, lo si eleva ad arte, gli si aprono le porte del mondo dei dotti, se ne fa oggetto di filosofia, e di perfida teologia (…) Ma la chiesa può sopportare l’eresia dei semplici, i quali si condannano da soli, rovinati dalla loro ignoranza. (…) Basta che il gesto non si trasformi in disegno, che questo volgare non trovi un latino che lo traduca. Il riso libera il villano dalla paura del diavolo, perché nella festa degli stolti anche il diavolo appare povero e stolto, dunque controllabile. Ma questo libro potrebbe insegnare che liberarsi dalla paura del diavolo è sapienza. (…) Il riso distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura. Ma la legge si impone attraverso la paura (…) e da questo libro potrebbe partire la scintilla luciferina che appiccherebbe al mondo intero un nuovo incendio: e il riso si disegnerebbe come l’arte nova, per annullare la paura. (…) Da questo libro potrebbe nascere la nuova e distruttiva aspirazione a distruggere la morte attraverso l’affrancamento dalla paura.

Il nome della rosa, Umberto Eco, 1980

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4 risposte a A proposito del riso

  1. Micaela ha detto:

    Anche a me era venuto in mente Il nome della Rosa. L’ironia, il riso, hanno un grande potere dissacrante perché smascherano i paradossi e le assurdità di qualsiasi ideologia, e quindi anche delle religioni. E’ per questo che sono così perseguitati nelle dittature e nelle teocrazie, ed è per questo che andrebbero invece difesi strenuamente. La satira non è che un mezzo di critica e la critica è alla base di una società laica e moderna. Oltre che al libro di Umberto Eco, mi venivano in mente Mistero Buffo di Dario Fo, con la sua esplosiva e corrosiva critica alla religione, ma anche al film Brian di Nazareth dei Monty Python, o a Jesus Christ Superstar, o alla Littizetto. Nessuno di costoro è stato sgozzato e a Dario Fo è stato addirittura assegnato il Premio Nobel. Si sono tutti sbagliati? Perché da quando questi pazzi furiosi si sono scatenati con la loro violenza contro tutto ciò che è critica alla loro religione (compresi saggi, film, poesia, non solo vignette, non dimentichiamolo) tutto il mondo occidentale non fa che sbracciarsi per ribadire il “rispetto” per la religione? Non illudiamoci che questa reazione vile, travestita da “rispetto” ci preservi da ulteriori violenze: anzi, non farà che confermare la nostra debolezza e la nostra incapacità di difendere i nostri valori. Come disse Churchill: “Una persona tollerante è chi dà da mangiare al coccodrillo, sperando di essere mangiato per ultimo”.

  2. Pingback: Charlie Hebdo, a proposito dell’insopportabilità del riso | RUDI

  3. Lia ha detto:

    Sono mediamente sconvolta. Come tu ben sai sono una di quelle che non riesce a prendere sul serio nemmeno sé stessa, non riesco a vivere diversamente. Io penso che l’unico antidoto è continuare esattamente così, anche per la stampa.

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