Il Visitatore

di Eric-Emmanuel Schmitt
con Alessandro Haber e Alessio Boni,
Nicoletta Robello Bracciforti e Alessandro Tedeschi
traduzione Alberto Bracci Testasecca, Edizioni e/o

Vienna 1938.
L’Austria è annessa alla Germania nazista, Freud, già vecchio e malato, è dibattuto fra rifugiarsi a Parigi o rimanere a Vienna.
Inaspettato, si materializza nel suo studio uno sconosciuto visitatore: forse è il pazzo fuggito dal manicomio di cui gli ha parlato l’ufficiale della Gestapo che ha appena portato in caserma sua figlia, dopo aver messo a soqquadro i suoi libri e riassunto in queste battute come lui percepisca gli ebrei: Io, gli ebrei, non ho bisogno di vederli, li sento col naso, ho una specie di fiuto particolare. È una reazione che ho sempre avuto. Quando mi sento brutto, o mi faccio pena, o mi dico che non ho un soldo e che la situazione non sarà diversa domani, quando penso che nessuna donna ne vorrà più sapere di me, non devo fare altro che girarmi, ci azzecco sempre: c’è un ebreo che mi sta guardando. È l’ebreo che mi fa puzzare di merda, è colpa sua, sempre.
Lo sconosciuto accetta di farsi visitare e sotto ipnosi racconta come, da bambino e seduto sulle piastrelle della cucina, ha avuto la percezione di se stesso, mentre il medico si rende conto che è del Freud bambino che lo sconosciuto sta parlando.
Chi è lo sconosciuto? Dio? Ma Dio potrebbe accettare quello che sta accadendo, la distruzione del mondo, il trionfo del male, l’azzeramento dell’umanità? Eppure il visitatore conosce tanto del medico, che Freud dovrebbe ammettere che è Dio. Ma non può farlo. Sarebbe una pazzia.
Ma chi è il pazzo: l’uomo con cui sta parlando, chi crede in Dio, o chi crede in un pazzo che dice di esserlo?

13Serata teatrale di grande profondità e piacevolezza, anche divertente, che ho ribattezzato Elogio del dubbio.
Alessandro Haber è bravissimo nel rappresentare il tormento del medico, lo sgomento e l’accusa – Lo sa, Dio, che il male batte le strade di Berlino, di Vienna e presto di tutta Europa in stivali di cuoio e tacchi ferrati? Lo sa, Dio, che l’odio possiede ormai un proprio partito in cui sono rappresentati tutti gli altri odi: quello per gli ebrei, quello per gli zingari, per gli effeminati, per gli oppositori in genere? Non c’era bisogno che il male diventasse spettacolare, che mettesse mano alle armi e si lordasse di sangue. L’ho sempre visto dappertutto, il male, fin dal giorno in cui, seduto sulle piastrelle della cucina, ho lanciato i mio grido a un mondo che non rispondeva -.
Alessio Boni è entusiasmante nella personificazione di un dio un po’ giullare e molto umano – Al di sopra, niente. Al di sotto, tutto. Ho fatto tutto. Dovunque vada, non incontro che me stesso o creature mie. E gli uomini, presuntuosi come sono, non si fanno neanche sfiorare dall’idea che Dio sia per forza di cose in pessima compagnia! È una tale noia essere tutto… e una tale solitudine… -.
Bravi anche i due attori non protagonisti, anche se temo che l’interpretazione del nazista di Christoph Waltz in Inglorious Bastards renda ogni paragone impietoso.

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Una risposta a Il Visitatore

  1. Enzo ha detto:

    SE passa dai teatri della mia città in tournee mi farò premura di andarlo a vedere.

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