La finale

2178

Ormai ci siamo: stasera si chiude uno dei mondiali di calcio che mi hanno devastato di più, non tanto per la brillantezza della Nazionale, quanto per gli orari e il cibo (vedi la partita da amici o ne inviti: impossibile non buttarla sul gastronomico. Una pizza, un gelato, un dolce, un assortimento di torte salate… un delirio calorico).
Mio papà è uno di quelli che se in Europa gioca un’italiana, tifa l’italiana: per analogia immagino stasera tiferà l’europeissima Germania.
Poi ci sono quelli che tifano Germania perché è più forte, perché è la squadra meglio organizzata e che ha mostrato il miglior calcio, perché è più collettivo e meno dipendente dall’ispirazione dei singoli.
Poi ci sono quelli che tifano Germania perché gli piace la Germania come Paese, vorrebbero viverci, gli sta simpatica quella nazionale multietnica.
Figuriamoci: io quando in Europa gioca una squadra italiana, nel senso di “quelli là”, son contenta se perdono, metto la civetta peruviana e il gufo di Valencia accanto alla tele e tifo contro, spudoratamente. Perché se il tifo fosse una cosa razionale mica gli avrebbero dato il nome di una malattia, no?
E pensare che credo che una come me là probabilmente ci vivrebbe pure bene. Ma ho vissuto troppi anni gomito a gomito con il turismo tedesco sul lago di Garda per provarne simpatia (il termine corretto non dovrebbe essere “turismo” ma “esproprio”), e il fatto che sopra di me abiti una tedesca assolutamente incapace di apprendere le regole base del vivere in condominio, non facilita la conciliazione.
E poi ci sono i racconti della nonna, di quando durante l’occupazione era al fiume a lavare e un soldato tedesco le chiese di lavarle le bende. Lei, che immagino ne avesse più che a sufficienza delle prepotenze che subiva ogni giorno nell’osteria di famiglia, si rifiutò. Lui se ne andò salutandola con il più signorile degli Scheiße, al quale lei in dialetto rispose Sais a te, brutto villano.
Che poi lo so che ci sono stati Andreas, Jurgen, Karl Heinz e Lothar… adesso che ci penso bene ci fu anche un fidanzatino dagli occhi azzurri e la sua moto con cui su quel famoso lago di Garda facemmo dei bei giri, però…
Però non ce la faccio.
Perché se la vogliamo mettere su questo piano allora ci sono Milito, Cambiasso, Zanetti, Cordoba e Samuel e la riconoscenza è una cosa seria.
Ci metterei pure Julio Velasco, che con l’Inter c’entra poco ma in un post delirante un po’ di intelligenza non guasta.

Qui stasera, si tifa Argentina.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in attualità, eh?, inter, io, riflessioni, sport. Contrassegna il permalink.

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...