Quelli che… (riflessioni disordinate di due mesi complicati)

 

Quelli che… il politically correct prima di tutto: non si dice ictus, né emorragia cerebrale, si dice l’evento.

Quelli che… fate tutto bene.

Quelli che… state sbagliando tutto.

Quelli che… fanno scelte di vita e di fede opposte alle tue, ma poi si è fatti della stessa pasta.

Quelli che… dicono all’infermiera non sento il battito, mentre gli occhi hanno già visto e le mani toccato quello che la bocca non vuole pronunciare.

Quelli che… telefoni per disdire, chiudere pratiche, annullare visite e ti dicono condoglianze.

Quelli che… come hanno sofferto loro quando morì il padre/madre/nonno/nonna, nessuno mai. Io li chiamo i depositari del dolore, non ho ancora capito se lo fanno pensando di consolarti o perché credono che – in fondo, almeno un po’ – il dolore altrui conti meno.

Quelli che… ci sono e ci son sempre stati.

Quelli che… dicono che proprio non ce la fanno ad arrivare. E senti che gli dispiace davvero.

Quelli che… si fanno una notte insonne con una vita arrivata da due settimane e poi un sacco di km, perché non potevo non venire.

Quelli che… presenze silenziose, ci ripensi e ti rendi conto che basta girarsi per trovarli.

Quelli che… non erano accanto, ma sono dentro.

Quelli che… nella buona e nella cattiva sorte se lo sono detti, anche se non davanti a un prete.

Quelli che… alla fine gli è toccata una benedizione da 10 minuti e l’immagine della Madonna della Vita, perché fra le mille mila cose a cui pensare, non si è detto al frate che una benedizione magari sì, però compatibilmente col fatto che lui non era credente.

Quelli che… scrivono e ti fanno piangere, quelli che scrivono e ti fanno ridere, quelli che scrivono della loro quotidianità. E ti rendi conto che ti aiutano tutti, perché hai bisogno di piangere, di ridere e di normalità.

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3 risposte a Quelli che… (riflessioni disordinate di due mesi complicati)

  1. Vale ha detto:

    Mi spiace.
    Un saluto.
    V.

  2. Gio ha detto:

    No, non mi piace, mi dispiace. Non ci conosciamo se non per blog, ma le tue parole mi hanno fatto… sentire, ed è per questo che mi dispiace. Però mi piace che tu abbia voluto scrivere e mi piace la tua ultima frase. E quindi mi permetto, anche se fuori luogo, anche se banale (pazienza) di abbracciarti

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