A proposito di quello che vediamo

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Tensioni, scontri, manifestazioni, posti di blocco.
Una manifestante si avvicina a un poliziotto e lo bacia sul casco, in un’altra foto passa due dita oltre la visiera e le porta verso la bocca, come si fa per dare un bacio senza contatto diretto delle labbra. Lui non reagisce.
Mi sembra un bel gesto simbolico, un ipotetico desiderio di costruire un ponte verso persone dalla parte opposta della barricata, un po’ come quando a Genova si mettevano i fiori in mano ai poliziotti (loro risposero come sappiamo, ma non è quella la storia che voglio raccontare).
Quella della manifestante mi sembra una provocazione pacifica, di quelle che condivido.

Poi scopro che il bacio al poliziotto era una provocazione nel senso classico del termine, che la ragazza ha scritto sul proprio profilo fb che le forze dell’ordine sono “dei porci schifosi da appendere a testa in giù“.
La vicenda va avanti con il sindacato di Polizia (COISP) che denuncia la manifestante per violenza sessuale e lei che rincara la dose in merito all’ulteriore significato di quel gesto.

Io mi fermo qua.
Da tre giorni mi chiedo che cosa ci sia dietro poliziotti, carabinieri e finanzieri che si tolgono il casco, perché da 13 anni – da Genova – aspetto un gesto qualsiasi da parte delle Forze dell’Ordine che significhi che sono lì per difenderci, non per menarci.
L’unica convinzione che ho è che spesso osserviamo un’immagine o ascoltiamo un discorso e lo interpretiamo per quello che vorremmo vedere e ascoltare, non per il suo significato reale.
Tutto diventa sfumato, i provocatori si confondono con i provocati, si scambiano i ruoli. Il linguaggio fisico e verbale non è lineare, nulla è come appare, come ci viene mostrato.
I mezzi di informazione, paradossalmente, non aiutano, perché scelgono la parte della difesa o dell’accusa, non sono obiettivi, non espongono i fatti con completezza per quello che sono, li raccontano in modo parziale o includendo un giudizio, non credo dovrebbe essere questa la loro funzione.
Ormai per farsi un’idea, un’opinione bisogna essere attenti, scaltri, incrociare le informazioni, soprattutto bisogna lasciar passare del tempo fra il momento in cui vediamo un fatto e quello in cui lo commentiamo, perché se quel fatto non lo stiamo vivendo, probabilmente nel giro di poco arriverà una smentita, una correzione, una nuova interpretazione.
E’ faticoso e, a suo modo, terribile.

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