È come sangue e non va via – 2 agosto: la strage, le vittime e la memoria, Antonella Beccaria

Cattura
Questo libro raccoglie le storie delle vittime della strage del 2 agosto, le conseguenze sul rapporto fra cittadini e Stato e lo strazio della giustizia.
Quello che colpisce forte, come una pallonata in faccia o come una secchiata d’acqua gelida, è l’immediata sensazione di immedesimazione da parte del lettore in tutte quelle storie così ordinarie.
C’è chi è morto perché arrivato in anticipo, o perché aspettava un treno in ritardo, chi era lì solo per fare un biglietto, chi è andato in stazione per avere informazioni.
C’è chi è morto per aver partecipato a un piccolo corteo di bentornato per una convalescente di ritorno da un’operazione in Svizzera.
C’è chi è morto perché il giorno prima aveva rotto la macchina e voleva arrivare alla destinazione della vacanza in treno, chi perché ha deciso per il treno che, si sa, è un mezzo sicuro.
C’è chi ha fatto cambio turno e cambio sede e quel giorno lavorava al bar adiacente la sala d’aspetto.
C’è chi si è salvato perché si è attardato a comprare le sigarette ed è rimasto qualche decina di metri indietro rispetto alla famiglia, che ha visto morirgli davanti agli occhi, seppellita dalle macerie, o perché anziché attendere in un’afosa sala d’aspetto è andato a sgranchirsi le gambe, o perché ha cambiato binario per cercare una cabina telefonica.
È che “non pensi che possa capitare anche a te. Non crederesti mai che un pezzo di storia pilotato da lontano ti passi sopra e ti faccia a pezzi, trasformandoti in brandelli di vita, da aule di giustizia in cui le offese alla memoria e a chi resta hanno molto in comune con quelle dei processi per stupro.”

La questione dei funerali poi, fa riflettere su quanto i cittadini si sentissero lontani dallo Stato, già più di 30 anni fa, se si pensa che solo 8 famiglie accettarono le esequie di stato, comportamento che se trovava una giustificazione per le nove salme straniere, per le rimanenti 59 famiglie italiane significava ben altro. Dava la misura del grande distacco venutosi a creare tra il Paese ufficiale e quello reale.

Il 25 luglio 1984 furono depositate le firme per l’abolizione del segreto di stato sui delitti di strage e terrorismo (ancora attendiamo, non so quanto fiduciosi).
È che “gli assassini escono e riprendono la vita interrotta dai loro crimini. Questo è corretto, in base al principio del recupero del reo e del suo reinserimento nella società. Tuttavia i familiari delle vittime non possono.”
Come chi sopravvive.

Il libro non è in commercio: è scaricabile gratuitamente da qui.

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