Il rusco e il brusco

Stamattina, non so come, pensavo a quello zio fatto prigioniero in guerra e tornato a piedi dalla Romania. A piedi.
Da ragazzina mi immaginavo lo zio che vagava senza direzione affamato e macilento, senza conoscere la lingua, senza un soldo. Forse adesso che la geografia si studia senza le cartine mute (se sapete cosa sono siete vecchi, almeno quanto me) e il mondo è globale, si ha un’idea più sfumata delle distanze, ma tutta quella strada a piedi, ora come allora, a me fa impressione.

Io: il prossimo libro che leggo sarà La tregua. E poi voglio leggere anche quall’altro, come si chiama…
Lui: ???
Io: massì dai, quello che con Se questo è un uomo e La tregua fa una specie di trilogia, non mi viene il titolo… dai aiutami è tipo Sopravvissuti qualcosa…
Lui: ma quali sopravvissuti! I sommersi e i salvatiSopravvissuti E Sopravviventi è un’altra cosa.

Di ridere abbiamo smesso. Lo sfottìo, quello, torna fuori appena possibile.

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Una risposta a Il rusco e il brusco

  1. pyperita ha detto:

    Dei libri fondamentali per capire quello che è stato, per noi che abbiamo spesso la memoria troppo corta.

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