Sabato, Ian McEwan – 2005

 Un neurochirurgo (Henry Perowne) si sveglia nel cuore della notte e prende una boccata d’aria alla finestra da dove vede un aereo in volo, un bagliore e l’aereo scomparire.
Siamo a Londra, dopo l’attentato alle Twin Towers e prima di quelli che sconvolsero Madrid (2004) e Londra stessa (2005).
C’è tutta l’angoscia di quel periodo, la consapevolezza che il terrorismo avrebbe colpito, il porsi domande di senso, la richiesta pressante di schierarsi per l’una o l’altra fazione.
È il giorno della manifestazione oceanica contro l’avvio delle operazioni militari inglesi in Iraq, ed è anche un sabato di ordinaria normalità con la spesa, la rituale partita a squash col collega anestesista e la cena di riconciliazione familiare.
È un sabato permeato dalla tensione, dall’attesa dell’inevitabile, in cui si passa continuamente da drammi personali a tragedie globali.
Mi è sembrata una costruzione magistralmente elastica, in cui il lettore è portato, come una molla, a caricarsi e scaricarsi di aspettativa, seguendo le elucubrazioni e gli scenari immaginati da Perowne, descritti con la precisione scientifica di un professionista del cervello, il cui processo mentale diventa quasi tangibile e tracciabile.
Mi sono chiesta perché McEwan abbia scelto un protagonista neurochirurgo e sono arrivata alla conclusione che forse la scienza è lo strumento per un’analisi di maggior dettaglio e distanza emotiva, che, parallelamente, diminuisce i fattori di soggettività.
Proprio una narrazione a tratti asettica spoglia la vicenda di cupezza e forti emozioni, tracciando un disegno estremamente lucido della condizione umana.

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2 risposte a Sabato, Ian McEwan – 2005

  1. c13 ha detto:

    Anche io ho ripensato a questo libro, avendo ultimamente a leggere molto su cervelli e neurochirurghi. E’ un aspetto della medicina molto empirico, direi ancora inesplorato. Si presta bene ai romanzi, meno bene alle guarigioni.

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