Educazione siberiana, Nicolai Lilin

Questo è il primo dei tre libri scritti da Nicolai Lilin: credo che gli altri due non li leggerò.
Non che non mi sia piaciuto, tutt’altro, ma è un libro molto duro.
Racconta della sua educazione criminale, trasmessagli da padre, nonni e zii, esuli in Transnistria dalla Siberia. Sono una piccola comunità che mantiene vive le proprie tradizioni, fatte di rispetto per le persone che lo meritano e per la natura, e di inaudita violenza.
È uno stile asciutto, essenziale, direi asettico.
Il criminale ha leggi ferree, che si imparano subito e una storia scritta sul proprio corpo con i tatuaggi.
Lilin ci parla dei suoi primi vent’anni, vissuti in un perenne stato di guerra, per prepararsi a quella vera, costretto, suo malgrado, a combattere per l’esercito russo in Cecenia.
Il romanzo non è tradotto, ma scritto direttamente in italiano: ho l’impressione che con un po’ più di cura nella scelta delle parole e nella sintassi, ne avrebbe guadagnato in potenza.

L’insulto viene considerato da tutte le comunità un errore tipico della gente debole e poco intelligente, priva di dignità criminale, per noi siberiani ogni tipo d’insulto è un reato, in altre comunità si fanno anche delle distinzioni, ma in generale un insulto è la via più diretta per la lama del coltello.

NOTA: nella fattispecie, l’insulto è la frase Perché siete venuti di nascosto come serpenti?

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