Inganno – Philip Roth, 1990

Chiacchiere tra amanti, rubate fra le loro lenzuola o al telefono.
Lui, famoso donnaiolo scrittore perennemente in cerca di spunti, strumentalizza le amanti inserendole nei suoi romanzi.
Ogni volta che leggo Roth va così: è uno che sa scrivere benissimo, ma non mi appassiona, mi sembra sia sempre lì a farmi notare quanto bene scrive, e quando parte con le sue inutili digressioni, sembra mi stia dicendo “So di annoiarti, ma lo sto facendo così bene…”

La cosa paradossale è che insisto con Roth e non me ne faccio una ragione, un po’ come si fa con certi amori impossibili.

– Cosa succede se lui ti chiede come ti sei fatta quel livido sulla coscia?
– Me l’ha già chiesto.
– Ah. E tu?
– Gli ho detto la verità. Dico sempre la verità. Così non possono mai beccarti a dire una bugia.
– Cosa gli hai detto?
– Gli ho detto: <<Mi son fatta questo livido durante un torrido amplesso con uno scrittore disoccupato in un appartamento di una casa senza ascensore a Notting Hill>>.
– E allora?
– Suona come uno scherzo stupido. Grandi risate.
– E tu conservi l’illusione di essere una donna onesta.
– Nel modo più assoluto.

Traduzione di Raul Montanari

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Una risposta a Inganno – Philip Roth, 1990

  1. Rudi ha detto:

    Il sesto o settimo Roth che leggo, senz’altro il meno coinvolgente.

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